Dopo anni e anni sono tornato “a bagno”...che spettacolo! Avevo quasi dimenticato le sensazioni che si provano.
Gia’ mentre “vestivo” la bombola in banchina, pero’, ho capito che i ricordi non erano svaniti; si erano solo messi momentaneamente da parte nel cervello: nel momento in cui ho ripreso in mano l’attrezzatura tutto e’ tornato ad essere chiaro, cosi’ come le varie procedure da eseguire.
Tutto fino a quando sono saltato giu’ dalla barca. A partire da quel momento ho smesso di pensare ed ho iniziato a godermi le sensazioni: il rumore dell’acqua attraverso lo strato di neoprene del cappuccio della muta, il sottile velo d’acqua fresca (veramente poca visto che mi sono munito di muta semistagna) che riempie il poco spazio tra la pelle e la muta, ed il brivido che si prova nel breve tempo che impiega l’acqua per scaldarsi con il calore del corpo. Frazioni di secondo. Fino a quando non ho raggiunto la cima dell’ancora ed ho iniziato a scendere. La prima cosa che colpisce quando si e’ sott’acqua e’ il totale silenzio, interrotto solo dal ritmo alternato dell’aria inspirata attraverso l’erogatore e delle bolle d’aria espulse.
Pinneggiando verso il fondo, che dall’alto sembra scuro ma una volta che gli occhi si sono abituati non lo e’ poi cosi’ tanto, si ha quasi la sensazione di essere un paracadutista nella fase di caduta libera, pero’ vista al rallentatore. Per assaporare meglio il momento ho smesso di usare le pinne ed ho assunto la classica posizione “di caduta”...da provare! Dopo qualche istante, per rallentare la discesa e per assumere l’assetto corretto, ho gonfiato il jacket e mi sono fermato a quota -35, a quasi tre metri dal fondale. Gli occhi, nel frattempo, si sono abituati alla luce naturale ancora presente, seppur privata delle tonalita’ del rosso: a meno di non usare la torcia, infatti, tutto cio’ che ti circonda a quella profondita’ risulta avere un colore che varia tra il verde ed il grigio scuro.
Per i successivi venti minuti ho gironzolato per la secca cercando i pesci nelle tane assumendo le posizioni piu’ strane approfittando dell’assenza di gravita’, fino a quando il computer, ed un’occhiata al manometro, mi hanno comunicato che era ora di tornare in superficie.
Visto che il tempo passato sul fondo mi obbligava ad effettuare qualche minuto di decompressione, ho sfruttato tutto il tempo a disposizione per “giocare” con la gravita’ appeso al trapezio...fino a quando non e’ giunto il momento di tornare in barca.
Purtroppo, terminata la parte ludica dell’immersione, rimane la parte un po’ piu’ noiosa: lavaggio ed asciugatura dell’attrezzatura...in attesa di un’altra immersione.
Nota: dopo questa “prima” esperienza ho avuto l’opportunita’ di tornare in acqua un altro paio di volte; la prima sempre sulla secca, la seconda sul relitto del bombardiere Fiat BR-20 (foto del post, courtesy Alfredo Cibrario)
Gia’ mentre “vestivo” la bombola in banchina, pero’, ho capito che i ricordi non erano svaniti; si erano solo messi momentaneamente da parte nel cervello: nel momento in cui ho ripreso in mano l’attrezzatura tutto e’ tornato ad essere chiaro, cosi’ come le varie procedure da eseguire.
Tutto fino a quando sono saltato giu’ dalla barca. A partire da quel momento ho smesso di pensare ed ho iniziato a godermi le sensazioni: il rumore dell’acqua attraverso lo strato di neoprene del cappuccio della muta, il sottile velo d’acqua fresca (veramente poca visto che mi sono munito di muta semistagna) che riempie il poco spazio tra la pelle e la muta, ed il brivido che si prova nel breve tempo che impiega l’acqua per scaldarsi con il calore del corpo. Frazioni di secondo. Fino a quando non ho raggiunto la cima dell’ancora ed ho iniziato a scendere. La prima cosa che colpisce quando si e’ sott’acqua e’ il totale silenzio, interrotto solo dal ritmo alternato dell’aria inspirata attraverso l’erogatore e delle bolle d’aria espulse.
Pinneggiando verso il fondo, che dall’alto sembra scuro ma una volta che gli occhi si sono abituati non lo e’ poi cosi’ tanto, si ha quasi la sensazione di essere un paracadutista nella fase di caduta libera, pero’ vista al rallentatore. Per assaporare meglio il momento ho smesso di usare le pinne ed ho assunto la classica posizione “di caduta”...da provare! Dopo qualche istante, per rallentare la discesa e per assumere l’assetto corretto, ho gonfiato il jacket e mi sono fermato a quota -35, a quasi tre metri dal fondale. Gli occhi, nel frattempo, si sono abituati alla luce naturale ancora presente, seppur privata delle tonalita’ del rosso: a meno di non usare la torcia, infatti, tutto cio’ che ti circonda a quella profondita’ risulta avere un colore che varia tra il verde ed il grigio scuro.
Per i successivi venti minuti ho gironzolato per la secca cercando i pesci nelle tane assumendo le posizioni piu’ strane approfittando dell’assenza di gravita’, fino a quando il computer, ed un’occhiata al manometro, mi hanno comunicato che era ora di tornare in superficie.
Visto che il tempo passato sul fondo mi obbligava ad effettuare qualche minuto di decompressione, ho sfruttato tutto il tempo a disposizione per “giocare” con la gravita’ appeso al trapezio...fino a quando non e’ giunto il momento di tornare in barca.
Purtroppo, terminata la parte ludica dell’immersione, rimane la parte un po’ piu’ noiosa: lavaggio ed asciugatura dell’attrezzatura...in attesa di un’altra immersione.
Nota: dopo questa “prima” esperienza ho avuto l’opportunita’ di tornare in acqua un altro paio di volte; la prima sempre sulla secca, la seconda sul relitto del bombardiere Fiat BR-20 (foto del post, courtesy Alfredo Cibrario)













































